Dolce Stil Novo
Non sarà una serata di solo relax, perché una cena qui è una occasione che merita impegno e cura, consapevolezza nella masticazione. Tutta questa fatica (relativa) sarà però ripagata da un menu ricco di suggestioni creative, di costruzioni anche un po’ filosofiche ma, soprattutto, da alcuni grandi piatti di cui serbare il ricordo. Il Dolce Stil Novo, il cui cuoco e proprietario, Alfredo Russo, è lanciato come un astromissile verso le alte sfere del cielo gastronomico, propone tre menu degustazione a prezzi variabili tra i 55 euro e gli 85 euro. Noi, per dovere di cronaca, abbiamo provato il “grand gourmet” da dieci portate, un’esperienza in crescendo che lega piatti di grande rilievo ad altri più sottotono che però hanno l’importante ruolo di traghettare il ristonauta tra un picco e l’altro. Come saporite seggiovie.In ordine di arrivo, abbiamo provato i classici, per gli standard del ristorante, “vitello tonnato in scatola”, la lingua di fassone con salsa verde in forma spumosa e la carne trita con spuma di sedano e parmigiano. I piatti ci sono sembrati di gran pregio, senza, però, che le spume regalassero i brividi attesi. Ma i primi colpi, e sono colpi da k.o., arrivano con il coniglio con condimento alla cenere e peperoni, che suggerisce sapori polverosi di stufa e tecniche moderne di cottura, e con il polpo, ossimoricamente morbido e tenace, su una polenta cruda da scoprire.Quanto ai primi, i plin ripieni di bollito e profumati al limone, forse un po’ anonimi, e il falso raviolo di rapa con bagna caoda, essenziale e lubrificante, ci hanno permesso tregua e preparazione per il godimento dei secondi: un maiale con olive taggiasche e purea di cetrioli, dalla cottura perfetta e dall’equilibrio quasi matematico e il cotechino che è una icona di questa cucina, sovvertimento delle consistenze classiche. Il cotechino era un brodo, la purea consistente e le lenticchie tostate e croccanti.Poiché non ci sembrava abbastanza, abbiamo provato il cheese-game, giocando ad accompagnare i formaggi con inusuali composte (dal rabarbaro alla coca cola) prima di approdare ai dolci, con la piccola delusione di uno strudel-cannolo di mele che non abbiamo trovato all’altezza del resto e la giocosa esperienza delle diverse consistenze del caffé. Ottimi i pani, florida la carta dei vini. Conto sui 100 euro.
Dati ristorante Via San Pietro 71/73 loc. Devesi, Tel. 011.921.11.10 Località Ciriè (Torino)
Tipologia elegante Cucina Creativa
Occasione Affari
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