Miele
Il miele, che con una certa disinvoltura si trova a proprio agio sia tra i rimedi nonneschi paramedici di una volta per raffreddore o mal di nervi, sia nei trattati di agronomia, sia nella dispensa del goloso generico o del gourmet specifico, ha una storia che cola da molto lontano. Cola da certi graffiti paleolitici spagnoli, in cui un omino stilizzato infila, come mille volte avrebbe fatto l’orso Yoghi dopo di lui, le mani in un alveare di api poco tolleranti, cola dal codice di Hammurabi che vietava e castigava con grandi pene il furto di miele e l’uccisione delle api e, infine, dalla dieta piuttosto monotona, a dire il vero, di quel genio di Pitagora che – a quanto riferisce Diogene Laerzio, citato da Dumas figlio nel Grande Dizionario della Cucina – si nutriva solo di pane e miele. E a questo attribuiva la sua longevità e, immaginiamo, anche un certo filo di nausea.Così non c’è da dubitare che, nei nostri cortili e nelle nostre dispense, il miele fosse presente sin dalla preistoria della gastronomia, non fosse altro che, alla fine e con una certa approssimazione, il miele si trova dove si trovano le api e, dunque, dove si trovano i fiori.Ma se vogliamo fatti, e non parole, i primi documenti – come testimonia il professore Franco Marletto in un risalente intervento al convegno “Passato e presente dell’apicoltura subalpina” – accertano la presenza di “norme riguardanti l'allevamento delle api, la proprietà degli sciami, il commercio del miele, le multe per i furti di alveari o di prodotti apistici […] in documenti del XIII, XIV e XV secolo rinvenuti a Villafalletto, Busca e Murazzano in provincia di Cuneo, a Lessolo e Strambino in provincia di Torino, a Gavi, Pareto e Casale in provincia di Alessandria ed a Vogogna in provincia di Novara".Dunque, in occasione di Ame ‘l Amel, e cioè in italiano “amare il miele”, a Sommariva del Bosco da domani al 21 maggio – potreste imboccare e percorrere almeno un po’ di quel lungo e mellifluo percorso e, precisamente, quel pezzo di trentotto chilometri, la "Strada del miele", che si dipana lungo le colline del Roero, tra sentieri e ciabot (cioè i vecchi edifici con annesso apiario), lungo la dorsale delle Rocche, da Bra sino a Cisterna d’Asti.La strada, che non necessariamente dovrete percorrere in una sola volta, con l’affanno dei quasi maratoneti, sarà ricca di scoperte mielose, come pure sarà amplia scelta di delikatessen esotiche provenienti dalle altre regioni. Incontrerete i produttori dei mieli piemontesi, contadini quasi nomadi che trasportano le api alla ricerca del fiore migliore, come l’Apicoltura Abrate che produce i mieli classici del territorio, da quello dolce e leggero di acacia al quello ruvido e intenso di castagno, sino alle melate (Apicoltura Abrate; Strada Tetti Bona n. 16, Bra 0172 415083) o come Dario Pozzolo, chiamato il Marghe d’Avije, (info 347.2105084) che produce un particolare miele di grano saraceno e castagno, un raro miele al Rododendro e anche il benefico miele di Tarassaco, virasul o cicoria, che sembra avere proprietà depurative per il fegato. Meno, ci dicono, di quello di fico d’India o di rosmarino. Di nuovo la natura ambigua, un po’ medicina un po’ golosità, del miele, che si dimostra prepotentemente nel caso del miele di girasole che è democristianamente buono sui formaggi e, al contempo, si fa vanto di avere effetti benefici per il colesterolo. Lo potrete trovare nelle mieloteche di Ame ‘l Amel o nella pasticceria Bertolino di Fossano (CN) (Via Marconi n. 77, info 0172 61252) che produce anche un cioccolato al miele.Tra i mieli piemontesi meno consueti (e transumanti), anche quello alla menta di Pancalieri della Apicoltura Taberna di Monteu Roero (017390481) e quello assai particolare di rovo dell’Apicultura Casetta di Montà (CN) (Borgo Valle Casette n. 42; info 0173 971277).Certo, una volta in gioco, non vorrete essere così autarchici da non guardare ai mieli che arrivano da più lontano. Il più particolare è forse quello le cui origini nascono con il polline di elicriso, fiore che nasce sulle spiagge toscane del Parco di Migliarino-San Rossore e che pare essere il preferito da Tony Blair, ma non ci sembrano da trascurare i mieli di mandarino tardivo di Cianciulli o di limone di Sorrento che sono buoni e, forse proprio per questo, hanno efficacia contro lo stress.
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