Krumiri
Una città, una pasticceria, una scatola rossa, un paio di baffi, un nome da autunno caldo. Sono tutti qui, insieme al burro, alle uova e alla farina, gli ingredienti dei Krumiri di Casale, che sono biscotti solo per dire, perché in realtà sono assurti a icona della produzione pasticciera di quel lato del Monferrato. Così ci sarà sempre da discutere su quali siano le bellezze di Casale, se la Sinagoga, il Duomo o le vie eleganti del centro, oppure questi biscottini ritorti e rigati, dall’inconfondibile fragranza e dalla storia affascinante.Perché la storia del krumiro è, in fondo, la storia di un pasticcere, Domenico Rossi, che sin da quando nel 1870 realizzò di avere inventato un’alchimia pasticcera, si battè perché i due destini, quello suo e quello del biscotto, fossero per sempre legati. Questioni di marchi, diffide e copyright ante litteram. “Il sottoscritto avvisa la sua numerosa clientela che i veri e genuini Krumiri, specialità di sua invenzione, sono esclusivamente in vendita nel suo negozio di Casale. Diffidare delle contraffazioni ed esigere sulle scatole il nome del sottoscritto", fece pubblicare sulle gazzette del tempo. E dovevano essercene di imitazioni, dal momento che i biscotti ottennero un immediato e diffuso successo, tanto che nel 1884 Rossi venne premiato all'Esposizione Universale di Torino, ricevendo i Brevetti di Provveditore delle Case dei duchi d'Aosta, di Genova e della Real Casa d'Italia, i cui stemmi appaiono ancora sulle scatole.Dal 1890, però, non ce n’è più per nessuno, perché il sindaco di Casale riconosce l'autenticità e unicità dei Krumiri Rossi e conferisce al suo inventore l’ennesimo riconoscimento, conferendogli quella che in allora si chiamava patente: "il sottoscritto Sindaco della Città di Casale Monferrato attesta e certifica che il signor Rossi Domenico fu Pietro è il solo e unico inventore dei biscotti così detti krumiri, riconosciuta specialità di questa città".Oggi, sebbene anche altri produttori industriali, legati al territorio Casalese, come la Bistefani (a cui va il merito di avere diffuso anche mediaticamente l’immagine storta del krumiro. Ma chi sono io, Babbo Natale?) producano i biscotti, non si può pensarli al di fuori di quella scatola di latta rossa che li difende dal mondo e li preserva dalle imitazioni.La mitologia gastronomica vuole che il biscotto sia nato come giocosa replica dei baffi di Re Vittorio Emanuele II, inventata da Domenico Rossi e da alcuni frequentatori del Caffé della Concordia di piazza Mazzini di sua proprietà. Lo chiamavano il “Bottegone” e certi alcolici dovevano essere serviti con poca parsimonia, dal momento che il nome del biscotto sembra derivare da quello di un liquore in voga in quei tempi e dal nome piuttosto colonialista, il krumiro. Proprio dopo una allegra serata a base di bicchierini di krumiro, al Rossi e ai suoi amici potrebbe essere venuta in mente l’idea di quel biscotto sghembo.Per altri studiosi degli etimi, il nome deriva, senza scomodare liquori, direttamente da quello della tribù araba dei krumir, combattenti indomiti che offrirono il pretesto, proprio in quegli anni, all’invasione francese della Tunisia. Ciò a rappresentare la difficoltà di “trattare” l’imprevedibile pasta frolla, ostica e provocatrice come una tribù guerriera. Se dobbiamo schierarci, propendiamo per la prima ipotesi etimologica.Sempre a proposito di patenti, è il caso di dire che da pochi mesi i Krumiri sono a tutti gli effetti anche un cibo kasher in forza della certificazione rilasciata dal rabbino Itzahk David Maralit, munito di una delega del Rabbinato Capo di Israele. D’altra parte sia la preparazione senza lievitazione, sia gli ingredienti, ammessi dalla tavola ebraica, ne facevano un biscotto vicino alle tradizioni di questo popolo. Su alcune scatole rosse di Krumiri Rossi, è comparsa, quindi, l’etichetta in lingua israelitica. A proposito di cultura ebraica, a Casale in vicolo Salomone Olper, nel cuore di quello che fu il ghetto, sorge una splendida Sinagoga edificata nel 1595: l’aspetto odierno è frutto di una ristrutturazione avvenuta a metà ottocento che hanno reso l’edificio uno dei maggiori esempi di barocco ebraico-piemontese. All'interno è ospitato il Museo d'Arte e Storia Ebraica che raccoglie numerosi oggetti liturgici di grande pregio artistico: lampade, medaglioni, calici e documenti storici relativi alla comunità israelitica casalese. Miscere utile dulci.Dopo una visita al bel Duomo romanico di Casale in piazza Mazzini e alle opere di Pier Francesco Guala, Gaudenzio Ferrari e Guglielmo Caccia detto il Moncalvo in esso contenute, pausa pranzo sempre a Casale al ristorante la Torre (via Garoglio n. 3, 0142.70295, www.ristorante-latorre.it), immerso nel verde della collina che domina la città oppure, non lontano, nell’elegante ristorante del Castello di San Giorgio Monferrato (via Cavalli d’Olivola 3, 0142.806203, www.castellodisangiorgio.it) dove assaggiare una cucina del territorio con qualche concessione creativa. Pomeriggio libero.
Località Casale monferrato (Alessandria)
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Commenti
bertu48
(2009-01-03 16:59:10)
Concordo con tutto quanto avede detto sulla Città e sui Krumiri.
Suggerirei, per la pausa pranzo, il ristorante Taverna Paradiso in Piazza Santo Stefano 7 a Casale Monf.to, nei pressi della Torre Civica; qui potrete gustare degli ottimi piatti e, a conclusione del pasto, i favolosi Krumiri con lo zabajone.
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