Kiki: la coscienza del gourmet
La vita del gourmet è difficile e, a volte, chiede piccoli gesti di amore e di lungimiranza.
Insieme al foie gras, il sushi (e il sashimi) sono piatti da affrontare con juicio: dentro al piatto, tra le bacchettine, è in gioco la sostenibilità dell’ambiente marino. Scorrendo la lista delle specie “insostenibili”, troviamo il grasso salmone di allevamento (che, peraltro, non è un peccato non mangiare) che viene nutrito e cresciuto con modalità particolarmente inquinanti, nonché il nostrano e decisamente succulento tonno rosso.
Il tonno rosso viene pescato in maniera massiva, con l’utilizzo di tecnologie da guerre e stellari e, a volte, illegali, strappato dai nostri mari e spedito nei sushi bar del mondo. Qui, lo sforzo è maggiore, ma per salvare il tonno e, con esso, la chanche di mangiarlo, tra qualche anno, senza sensi di colpa si può pensare di privarsene, almeno per un po’.
Questa è l’insostenibile leggerezza del sushi, per saperne di più: “guarda che mare”, di Greco e Cinzia Scaffidi, ed. Slow Food e www.seafoodwatch.org.
Non ce ne voglia il Kiki, ristorante giapponese di via della Rocca, che in realtà raccomandiamo per il menu ricco di alternative al giapumantra sushi-sashimi-sashimi-sushi.
Il locale è il capostipite di una “catenina” con due take-away con annessi banconi di assaggio, e certamente è, dei tre, il luogo più raffinato e conosciuto, anche se l’arredamento è quello visto e rivisto del minimal orientale. I tavoli sono apparecchiati con sobrietà e con stile un po’ meno essenziale di tanti altri ristoranti di genere.
Così, oltre ai due piatti simbolo, che peraltro sono preparati e serviti con cura e con materie prime di qualità, in carta sono disponibili anche altre proposte che meritano un assaggio. Ad esempio, abbiamo apprezzato i suadenti bianchetti in tempura, che rispetto alle classiche frittelle dei cortili liguri, spiccavano per una notevole e rumorosa croccantezza.
Meno accattivanti, invece, i raviolini con un ripieno non precisato ma che ci sembrava abbondare di formaggio spalmabile, inopinatamente segnalati come specialità della casa.
Di pregio anche le zuppe, sia di pesce, sia esclusivamente vegetariane. Tra i dessert, un discreto e piccante gelato al wasabi. La carta dei vini contiene qualche etichetta interessante. Il conto viaggia sui 40 euro.
Kiki, via della Rocca, 39/G, Torino
info 011835084
www.kiki.to.it