Wine Spectator: la rivincita del Barolo
La cantina che produce il quarto vino più buono del mondo, secondo l’opinabile ma autorevole valutazione di Wine Spectator, ha centoventisette anni. Sulla etichetta, il nome del fondatore: Pio Cesare.
“Cognome e nome, come in caserma” scherza il nipote del fondatore che oggi si occupa della cantina e che si chiama Pio Boffa. Nome e cognome, questa volta.
Allora, sarete contenti? “Lo siamo moltissimo. E’ da oltre un secolo che viviamo e insistiamo nel nostro lavoro e il giudizio di Wine Spectator è una bella gratificazione. In realtà, già nel 1997 eravamo entrati nella top ten, al numero sette. Dunque, abbiamo fatto un passo in avanti”.
Finalmente due Barolo nei primi quindici (il Barolo dei Fratelli Seghesio si è classificato al quattordicesimo posto) e, soprattutto, davanti a tutti i toscani. Giustizia è fatta?“Siamo contenti di essere qui, con il nostro vino. E’ un riconoscimento per tutto il nostro territorio. Voglio però precisare una cosa: le motivazioni del premio sono motivazioni soggettive, non esistono rigidi parametri oggettivi per giudicare un vino.
Così, oltre alla qualità, come è anche stato indicato nella motivazione del riconoscimento, bisogna dire che il nostro è un vino che ha una certa, agevole, reperibilità sul territorio statunitense. Produciamo circa ottantamila bottiglie e, nei negozi americani, il nostro Barolo non ha un prezzo astronomico, sotto i settanta dollari”.
Ma, dicendo questo, non le sembra di sminuire un po’ il successo ottenuto?“Siamo fieri e contenti di essere in questa classifica, ma noi siamo piemontesi e non ci piace fare la parte degli spatussi. Ci rallegriamo tra di noi, ma quello che voglio dire è che questo è anche un premio per tutte le colline del Barolo. Oggi siamo stati premiati noi, ma domani potrebbero essere altri: segno che la qualità dei nostri vini è sempre più alta e che il Barolo è ormai stabilmente tra i grandi vini del mondo”.
Torniamo ai toscani, può avere influito sul giudizio di Wine Spectator lo “scandalino” estivo del disciplinare del Brunello?“Naturalmente, io questo non lo posso sapere. Probabilmente, però, la mancanza del Brunello o di grandi toscani – che pure hanno sempre ottenuto grandi riconoscimenti – dipende anche dal fatto che, per noi del Barolo, l’annata del 2004 è stata molto fortunata e che, forse, non si può dire altrettanto per il 2003 del Brunello”.
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