Eataly. Le pagelle.
Pa-pum. Stappiamo le bottiglie e festeggiamo, con la gigantesca torta da 200 chili preparata per la festa e distribuita ieri all’entrata del magazzino: è il primo anno di vita di Eataty. Tanti auguri. C’è di che festeggiare visti i risultati al di sopra delle previsioni, ma proprio perché siamo molto affezionati a questo gigantesco bambino, oltre a tessere qualche lode, cercheremo anche i punti dolenti di un’impresa di grande successo.
L’idea.Adesso è facile dire che avrebbe funzionato. Però un anno e un giorno fa, quando Eataly era splendente e vuoto, non tutti avrebbero scommesso che non sarebbe rimasto così, splendente e vuoto. Invece l’idea di liberare i prodotti di qualità, il sapere del cibo, dal giogo della nicchia e dai giochi dei gourmet è stata vincente.
L’educazione.Probabilmente è così: rispetto ad un anno fa, i torinesi mangiano prodotti di qualità maggiore, sia perché acquistati direttamente da Eataly sia perché questo mercato di cose buone ha acuito l’attenzione dei consumatori nella loro spesa quotidiana. Eataly come un paragone nei mercati di tutti i giorni.
Molti prodotti.Molti prodotti hanno qualità e gusto sorprendenti. Erano poco noti, si trovavano in alta montagna o nelle miniere gastronomiche delle campagne. Portarli a Torino, tutti insieme, uno di fila all’altro, ha forse annacquato un certo romanticismo da viaggio gastronomico ma regala a tutti nuove comodità.
I ristorantini.Il mercato è il luogo dove si cammina a gomiti larghi, si tocca la merce e si assaggiano i prodotti. A Eataly non è proprio come alla Vucceria di Palermo ma mangiare gli stessi prodotti che sono in vendita è qualcosa di molto simile, vagamente più patinato, a sporcarsi le mani con l’unto di “pane e milza”.
Il latte e il vino alla spina.Come succedeva un volta, dal lattaio o dal vinaio. Gesti antichi che sembrano influire anche sulla qualità del prodotto. Latte e vino sfusi sono piuttosto buoni e decisamente economici, ma portarsi da casa la bottiglia vuota sembra anche eticamente gustoso.
Le commistioni.Tra gli scaffali di Eataly tutto diventa buono “per definizione”. Ci sono mille buone ragioni per vendere caffé Lavazza o Ferrero Rocher. Però, dal punto di vista un po’ ortodosso del gourmet, dispiace vederli accostati al caffè di Huehuetenango di Pausacaffè o al cioccolato di Guido Gobino.
Alcuni prodotti.Non parliamo di bassa qualità, ma alcuni prodotti non reggono il confronto con altre categorie. Così, se il pane, la carne e i salumi sono sempre di gran livello, dal reparto ortofrutticolo e, qualche volta, anche da quello del pesce ci aspetteremmo maggiori emozioni golose.
La musica.Sarà un retaggio da gourmet parrucconi, ma la musica da radio di provincia a palla non aiuta né la degustazione, né la digestione. In certi sabato pomeriggio, nonostante le indiscutibili attrazioni gastronomiche, provi il desiderio di uscire. E respirare.
Le file ai ristorantini.Lo dicono tutti. Hanno tutti ragione. E’ un segno di grande civiltà torinese che le cronache nere non abbiano registrato litigi furiosi o scazzottate per un posto. L’anarchia della fila e il senso di incombenza di chi aspetta, generano ansia.
Le cene d’autore.Molti cuochi arrivano da vicino e i prezzi sono un po’ alti. A volte si prova la sensazione che sarebbe meglio andare direttamente nei loro ristoranti. Viva i cuochi a Eataly, ma la formula ci sembra da migliorare.
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Commenti
sanguis
(2008-08-31 13:22:08)
assolutamente d'accordo;
mi piacerebbe trovare qualche prodotto in più proveniente da regioni meno accessibili nei fine settimana enogastronomici.
Saluti
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