Mangialonga
Le diete, come tutte le grandi imprese, iniziano da Lunedì. Così, molti tra i duemilacinquecento che ieri hanno partecipato alla Mangialonga, oggi incominceranno a cibarsi di risottini in bianco e malinconici petti di pollo. Fino a quando resisteranno?Per raggiungere La Morra e partecipare alla maratona del gusto, il popolo di mangioni si è svegliato a Torino all’alba delle dieci e ha sacramentato il giusto contro il cielo che sembrava promettere pioggia. Deve essere successo qualcosa sopra le nostre teste, come se gli Dei Goderecci si fossero scontrati all’ultimo sangue con il Dio della Scarsedale o con i Numi della Lambertucci, perché dopo qualche ora il sole splendeva sulle Langhe ed il venticello raffreddava le attese e stuzzicava l’appetito.Per uno svizzero qualsiasi, casualmente capitato a La Morra, deve essere parso divertente vedere migliaia di persone con un calice al collo sgomitare come Bergomi ai Mondiali dell’82 per assicurarsi la pole position alla stazione degli stuzzichini di Montalto Ligure, così da essere lanciati per il proseguo del cammino. Alla prima tappa seria, quella degli antipasti, si sono distinti i concorrenti da temere. Tre nonnetti dal naso vagamente arrossato, di quelli che solitamente si incontrano ai giardinetti con i nipotini, hanno rivelato presto credenziali di tutto rispetto, sfoggiando la gloriosa medaglia dei “Cavalieri del Grappolo”. Li abbiamo visti ingurgitare, con aria altamente professionale, quantità inumane di vino e, dopo averli ritrovati assolutamente lucidi e composti all’arrivo, ci siamo sentiti Sancho Panza da quattro soldi.Altro giro, altra corsa. Alla fermata dei tajarin, il palcoscenico è stato conquistato da una dozzina di maglie granata con cadenza francese: la “Ballade Gourmande” è arrivata da chissà quale paese d’oltralpe per dimostrare la propria capienza, intonare un coro e allestire un balletto che ad alcuni è sembrata una danza di guerra Maori, ad altri l’Alleluja delle Lampadine. Ma non c’è tempo per fermarsi, se non si vuole fare la fine di quelli che dormono abbandonati tra i vigneti, perché la prossima tappa promette bocconcini “mangialonga” con polenta e, soprattutto, grandi bottiglie di Barolo. Non è difficile fare gli intenditori: basta seguire ed origliare qualche volto competente e poi chiedere un Gaja del ’90 (tra le risate generali) o un Conterno del ’93. Fate roteare il bicchiere, ficcateci il naso dentro ed il gioco è fatto. Chi non si è divertito così ha, invece, riso allo spettacolo di quattro “camicie verdi”, di cui una con autografo di Formentini in bella vista tra le macchie di sugo, pedinate da un poco lucido drappello che ha ossessivamente intonato “ ‘O sole mio” alle loro spalle.“Sta in fronte a te” e si riparte alla volta dei formaggi, ma sono in molti ad avere perso fluidità nella camminata e lucidità nel pensiero così che, quello che aspetta il pullman per tornare nella piazza alta del Paese e cimentarsi nell’ultima e più dolce fatica, sembra un gruppo di dislessici poco brillanti. Ci si riprende appena per pucciare la torta alle nocciole nell’ultimo bicchiere di moscato, salutare tutti, anche quelli che ti hanno calpestato per rubarti una forchettata di tajarin, abbracciare sentitamente commossi i Cavalieri del Grappolo e cadere addormentati sotto la statua del Vignaiolo. Da domani dieta.
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